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Come Verniciare un Termosifone

C’è un momento di ogni casa in cui i termosifoni iniziano a tradire la loro età. Lo smalto bianco che un tempo era brillante diventa giallognolo, compaiono scrostature qua e là, e in qualche punto fa capolino una macchia di ruggine che non promette nulla di buono. Non è solo una questione estetica, anche se un termosifone ingiallito in una stanza appena tinteggiata è un pugno nell’occhio difficile da ignorare. La vernice deteriorata espone il metallo all’ossidazione e, se trascurata troppo a lungo, può portare a danni ben più seri. La soluzione, per fortuna, è alla portata di chiunque abbia un minimo di pazienza e un paio d’ore libere: verniciare il termosifone. Si tratta di un intervento di manutenzione domestica che non richiede competenze particolari, a patto di usare i prodotti giusti e di seguire una procedura corretta. Un termosifone ben verniciato torna a sembrare nuovo, si integra con l’arredamento e continua a svolgere il suo lavoro senza problemi. In questa guida vediamo come procedere dall’inizio alla fine, dalla preparazione della superficie fino all’ultima mano di smalto.

Indice

  • 1 Il momento giusto per verniciare
  • 2 La scelta della vernice giusta
  • 3 Gli strumenti necessari
  • 4 La preparazione della superficie
  • 5 Come applicare la vernice
  • 6 Verniciare senza smontare il termosifone
  • 7 Asciugatura e messa in funzione

Il momento giusto per verniciare

La scelta del periodo in cui eseguire il lavoro non è un dettaglio secondario. Il termosifone deve essere completamente freddo, e questo per una ragione molto concreta: la vernice applicata su una superficie calda asciuga troppo in fretta, non aderisce correttamente e forma bolle antiestetiche che si staccheranno nel giro di poche settimane. Il periodo ideale è la primavera o l’inizio dell’estate, quando il riscaldamento è spento da tempo e i radiatori sono a temperatura ambiente. In questo modo si lavora con calma, si lasciano passare i tempi di asciugatura necessari tra una mano e l’altra e si può arieggiare la stanza senza problemi.

Se proprio non si può aspettare e il riscaldamento è in funzione, esiste comunque una soluzione. Si chiude la valvola del termosifone, sia quella superiore che quella inferiore, isolandolo dal circuito. Dopo qualche ora il calorifero si sarà raffreddato completamente e si potrà procedere con la verniciatura. È una situazione meno ideale rispetto al lavoro a impianto spento, ma funziona. L’importante è avere la certezza che il radiatore sia freddo al tatto in ogni sua parte prima di cominciare.

La scelta della vernice giusta

Qui si gioca una buona parte del risultato finale, perché non tutte le vernici sono adatte ai termosifoni. Il calorifero raggiunge temperature che possono superare i 70 gradi durante il funzionamento, e una vernice normale non è progettata per resistere a questo tipo di stress termico. Nel giro di poco tempo si formeranno bolle, crepe e distacchi che renderanno il lavoro da rifare.

La vernice corretta è lo smalto termoresistente, formulato specificamente per superfici metalliche soggette a riscaldamento. I prodotti migliori sono gli smalti ad acqua per termosifoni, che hanno soppiantato quasi completamente i vecchi smalti a solvente per diverse ragioni. In primo luogo non emettono odori sgradevoli durante l’applicazione e l’asciugatura, un vantaggio enorme quando si lavora in ambienti chiusi e abitati. Sono inoltre atossici, un aspetto particolarmente rilevante per chi ha bambini piccoli in casa. Dal punto di vista tecnico, gli smalti ad acqua di ultima generazione offrono prestazioni paragonabili o superiori a quelli a solvente: non ingialliscono nel tempo, non colano durante la stesura e asciugano rapidamente, consentendo di applicare la seconda mano nell’arco della stessa giornata.

La scelta del colore è libera. Il bianco resta il classico per eccellenza, ma nulla vieta di optare per tinte diverse. Un termosifone dello stesso colore della parete retrostante “scompare” visivamente nella stanza, ampliando la percezione dello spazio. Al contrario, un colore a contrasto può trasformare il radiatore in un elemento d’arredo con un certo carattere. Dal punto di vista prestazionale, la differenza tra un colore e l’altro è trascurabile e non incide in modo significativo sulla resa termica del calorifero.

Per quanto riguarda la finitura, le opzioni principali sono lucida, satinata e opaca. La finitura satinata è generalmente la più versatile: offre un aspetto pulito e moderno senza l’effetto “specchio” del lucido, che tende a evidenziare ogni imperfezione della superficie sottostante.

Gli strumenti necessari

Per verniciare un termosifone servono pochi strumenti, ma quelli giusti fanno una differenza enorme nella qualità del risultato. Lo strumento principale è il pennello radiatore, un pennello con il manico lungo e leggermente inclinato, progettato appositamente per raggiungere gli spazi tra gli elementi del termosifone e la parte posteriore, quella rivolta verso il muro. Chi ha provato a dipingere un calorifero in ghisa con un pennello normale sa quanto sia frustrante cercare di arrivare negli interstizi tra un elemento e l’altro. Il pennello radiatore risolve questo problema in modo elegante.

Per le superfici frontali e laterali, un pennello piatto da 5 o 6 centimetri di larghezza funziona egregiamente. In alternativa, un piccolo rullo a pelo corto permette di coprire le superfici piane in modo rapido e uniforme. La scelta tra pennello e rullo dipende dalla struttura del termosifone: se gli elementi sono molto ravvicinati, il pennello radiatore è pressoché obbligatorio; se invece il radiatore ha superfici piane ampie, come accade con molti modelli moderni in alluminio, il rullo velocizza notevolmente il lavoro.

Esiste anche l’opzione dello smalto spray, venduto in bombolette specifiche per termosifoni. Lo spray produce uno strato di vernice più sottile e uniforme rispetto al pennello, il che è un vantaggio sia estetico sia funzionale, perché uno strato più sottile interferisce meno con la trasmissione del calore. Tuttavia, lo spray richiede una certa manualità per evitare colature, e soprattutto produce una nebulizzazione che si deposita su tutto ciò che si trova nelle vicinanze. Se si sceglie lo spray, la protezione accurata di pareti, pavimento e mobili diventa ancora più importante.

Oltre alla vernice e agli strumenti per applicarla, servono nastro di carta per mascherare le valvole e le parti che non vanno verniciate, teli di plastica o fogli di giornale per proteggere pavimento e parete, carta abrasiva a grana fine per la carteggiatura preparatoria, una spazzola metallica per rimuovere eventuali tracce di ruggine, e un fondo antiruggine da applicare prima dello smalto. Un panno umido e un detergente neutro completano il kit per la pulizia preliminare.

La preparazione della superficie

Se esiste un segreto per ottenere una verniciatura perfetta, quel segreto si chiama preparazione. Saltare questa fase, o farla in modo frettoloso, è l’errore più comune tra chi si cimenta per la prima volta e il risultato si vede: la vernice si stacca, forma bolle oppure mette in evidenza le irregolarità della superficie sottostante. Vale la pena dedicare alla preparazione almeno lo stesso tempo che si dedicherà alla verniciatura vera e propria.

Il primo passaggio è una pulizia accurata del termosifone. Con il tempo, tra gli elementi del radiatore si accumula una quantità sorprendente di polvere, e sulla superficie si depositano grasso e residui vari. Un panno umido con un po’ di detergente neutro è sufficiente per rimuovere lo sporco superficiale. L’aspirapolvere con un beccuccio stretto aiuta a raggiungere le zone più nascoste, quelle dove il panno non arriva.

Il passo successivo dipende dallo stato della vernice esistente. Se lo smalto è ancora in buone condizioni, solo leggermente opaco o ingiallito, è sufficiente una carteggiatura leggera con carta abrasiva a grana fine. L’obiettivo non è rimuovere tutta la vernice, ma creare una superficie leggermente ruvida al tatto, alla quale il nuovo smalto possa aggrappare correttamente. Si passa la carta con movimenti circolari su tutta la superficie, senza premere troppo, e poi si rimuove la polvere prodotta con un panno umido.

Se invece la vecchia vernice è scrostata, sollevata o presenta bolle, è necessario un intervento più deciso. In questo caso bisogna rimuovere tutta la pittura compromessa, utilizzando una spatola per le parti già sollevate e la spazzola metallica per le zone più ostinate. Nei casi peggiori, dove la vecchia vernice è talmente deteriorata da rendere impossibile un risultato liscio, si può ricorrere a uno sverniciatore chimico oppure alla sabbiatura, operazione quest’ultima che richiede attrezzatura specifica e che in ambito domestico è più complicata da gestire.

Se durante la preparazione emergono macchie di ruggine, ed è piuttosto comune nei termosifoni in ghisa di una certa età, vanno trattate con attenzione. Si rimuove la ruggine con la spazzola metallica o con carta abrasiva a grana media, fino a raggiungere il metallo sano sottostante. Poi si applica una mano di fondo antiruggine sulla zona interessata, un prodotto specifico che crea una barriera protettiva tra il metallo e lo smalto finale. Il fondo antiruggine va lasciato asciugare completamente prima di procedere con la verniciatura, e i tempi possono variare dalle 12 alle 24 ore a seconda del prodotto utilizzato. Meglio non avere fretta: una base ben asciutta fa la differenza tra una verniciatura che dura anni e una che si rovina dopo il primo inverno.

Come applicare la vernice

Una volta che la superficie è pulita, carteggiata, trattata con l’antiruggine dove necessario e completamente asciutta, si può finalmente passare alla verniciatura. Prima di aprire il barattolo dello smalto, però, c’è un ultimo passaggio preparatorio: la protezione dell’area circostante. Si fissano i teli di plastica alla parete dietro il termosifone e sul pavimento, usando il nastro di carta per tenerli in posizione. Si maschera con il nastro anche la valvola del termosifone, il detentore e qualsiasi componente metallico che non va verniciato. È un lavoro che richiede qualche minuto ma che risparmia un’ora di pulizia successiva.

Lo smalto va mescolato bene prima dell’uso, con un bastoncino di legno, per garantire una consistenza omogenea. Se il prodotto risulta troppo denso, gli smalti ad acqua consentono una leggera diluizione con acqua, seguendo le indicazioni riportate sulla confezione.

L’ordine di verniciatura è importante. Si comincia dalle parti più difficili da raggiungere: gli interstizi tra gli elementi, la parte posteriore rivolta verso il muro e le zone interne. Per queste aree si usa il pennello radiatore, facendo attenzione a non caricare troppo le setole per evitare colature. Poi si passa ai lati del termosifone e infine alla parte frontale, quella più visibile, utilizzando il pennello piatto o il rullo. Procedendo dall’interno verso l’esterno si evita di toccare accidentalmente le zone già verniciate, rovinando il lavoro appena fatto.

Un principio fondamentale da tenere a mente è che la vernice va applicata in strati sottili. La tentazione di caricare il pennello e dare una mano abbondante per coprire tutto in un colpo è forte, ma va resistita. Uno strato troppo spesso impiega molto più tempo ad asciugare, tende a colare formando antiestetiche gocce solidificate e, aspetto che molti ignorano, funziona da isolante termico, riducendo l’efficienza del termosifone nel cedere calore all’ambiente. Due mani sottili sono sempre preferibili a una mano spessa, sia per il risultato estetico sia per le prestazioni.

La prima mano copre la superficie in modo parziale, e questo è del tutto normale. Non bisogna preoccuparsi se si intravede ancora il colore sottostante. Si lascia asciugare completamente la prima mano, rispettando i tempi indicati sulla confezione dello smalto. Per gli smalti ad acqua si parla generalmente di qualche ora per l’asciugatura al tatto, ma per la seconda mano è prudente attendere almeno le tempistiche suggerite dal produttore, che possono variare dalle 4 alle 12 ore. La seconda mano completa la copertura e conferisce al termosifone quell’aspetto uniforme e compatto che si stava cercando.

Verniciare senza smontare il termosifone

Smontare un termosifone dal muro è un’operazione fattibile ma non esattamente banale, soprattutto se l’impianto è datato. Bisogna chiudere le valvole, svuotare l’acqua contenuta nel radiatore raccogliendola in bacinelle, svitare i raccordi con il pappagallo e poi sollevare il termosifone dai suoi supporti, tenendo presente che un calorifero in ghisa può pesare parecchie decine di chili. Chi ha la possibilità di smontarlo lavora sicuramente in condizioni più comode, potendo adagiare il radiatore su cavalletti e verniciarlo da ogni angolazione senza contorsioni.

Tuttavia, la maggior parte delle persone preferisce verniciare il termosifone direttamente in posizione, e il risultato può essere altrettanto buono con qualche accorgimento in più. La parete retrostante va protetta con cura, perché il pennello radiatore inevitabilmente la sfiora. Un foglio di cartone rigido infilato tra il muro e il termosifone funziona come protezione mobile: lo si sposta man mano che si procede da un elemento all’altro. Per le parti posteriori si lavora infilando il pennello radiatore tra gli elementi e la parete, con pazienza e senza fretta. Lo smalto spray, in questo contesto, può essere un buon alleato per le zone più difficili da raggiungere con il pennello, a patto di aver protetto bene tutto ciò che circonda il termosifone.

Asciugatura e messa in funzione

Completata la seconda mano di smalto, il lavoro è quasi finito. Resta la fase dell’asciugatura, che richiede rispetto dei tempi e un ambiente adeguato. La stanza va tenuta arieggiata per favorire l’evaporazione dei solventi, anche nel caso degli smalti ad acqua che pur essendo quasi inodori hanno comunque bisogno di ventilazione per asciugare al meglio. Si eviti la tentazione di accelerare il processo con fonti di calore diretto, come termoventilatori o asciugacapelli: l’asciugatura troppo rapida può causare crepe nello smalto.

Prima di rimettere in funzione il termosifone, è consigliabile attendere almeno 24 ore dal completamento della seconda mano, anche se al tatto la superficie sembra asciutta. Lo smalto termoresistente raggiunge la sua durezza definitiva attraverso un processo di indurimento che prosegue ben oltre l’asciugatura superficiale. Riaccendere il riscaldamento troppo presto, quando lo smalto non ha ancora completato la polimerizzazione, rischia di compromettere il risultato finale con bolle o distacchi.

Quando finalmente si riaccende il termosifone, è possibile avvertire un leggero odore durante le prime ore di funzionamento. È del tutto normale e dipende dal completamento della polimerizzazione dello smalto a contatto con il calore. L’odore scompare rapidamente, soprattutto se si tiene la finestra aperta. Dopo questo primo ciclo termico, la vernice sarà completamente stabilizzata e il termosifone potrà essere utilizzato normalmente per anni, con quell’aspetto fresco e curato che meritava da tempo.

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