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Come Fare un Reclamo per Merce Danneggiata

Apri il pacco che aspettavi da giorni, magari un elettrodomestico, un mobile da montare o quel regalo di compleanno ordinato con largo anticipo, e lo trovi rotto, ammaccato o graffiato. Lo sconforto è immediato, ma subito dopo arriva la domanda concreta: e adesso che si fa? Lo scenario è più comune di quanto si pensi. Nel solo 2024, il Centro Europeo Consumatori Italia ha assistito oltre diecimila consumatori su problematiche legate agli acquisti online, e i danni durante la consegna figurano tra le prime tre cause di segnalazione. Il punto è che la legge italiana tutela l’acquirente in modo molto chiaro, ma queste tutele funzionano solo se si sa come attivarle nel modo giusto e nei tempi corretti. Un reclamo ben fatto, documentato e inviato con le modalità appropriate, nella stragrande maggioranza dei casi porta alla sostituzione del prodotto o al rimborso. Un reclamo pasticciato, tardivo o indirizzato al soggetto sbagliato, invece, rischia di trasformarsi in una battaglia estenuante. In questa guida vediamo come muoversi passo dopo passo, dal momento in cui si scopre il danno fino alla risoluzione definitiva del problema.

Indice

  • 1 Chi è responsabile del danno: venditore o corriere
  • 2 Il momento della consegna: accettare con riserva
  • 3 Documentare il danno in modo efficace
  • 4 Come contattare il venditore e presentare il reclamo
  • 5 I diritti del consumatore secondo il Codice del consumo
  • 6 Cosa fare se il venditore non collabora
  • 7 Consigli pratici per prevenire i problemi

Chi è responsabile del danno: venditore o corriere

La prima questione da chiarire è anche quella che genera più confusione: quando un prodotto arriva danneggiato, a chi bisogna rivolgersi? La risposta dipende dal fatto che l’acquirente sia un consumatore privato oppure un professionista con partita IVA, perché le regole cambiano in modo significativo tra i due casi.

Se chi acquista è un consumatore, cioè una persona fisica che compra per uso personale e non professionale, il suo interlocutore è sempre e soltanto il venditore. Lo stabilisce con chiarezza il Codice del consumo, in particolare l’articolo 63, secondo cui il rischio della perdita o dell’avaria del prodotto si trasferisce sul consumatore solo nel momento in cui entra materialmente in possesso del bene. Questo significa che tutto ciò che accade durante il trasporto è responsabilità del venditore, anche quando il danno è stato palesemente causato dal corriere. Qualsiasi clausola nelle condizioni di vendita che tenti di scaricare il rischio del trasporto sull’acquirente è considerata nulla dalla legge.

Esiste un’unica eccezione: se il consumatore sceglie autonomamente un corriere diverso da quelli proposti dal venditore, il rischio passa all’acquirente nel momento in cui il pacco viene affidato a quel corriere. È una situazione piuttosto rara, ma vale la pena conoscerla.

Per i professionisti la questione è diversa. In ambito commerciale, il rapporto con il corriere è regolato dal codice civile, in particolare dall’articolo 1698, che prevede regole più stringenti per far valere i propri diritti. Ma la grande maggioranza delle situazioni che riguardano la vita quotidiana rientra nella tutela del consumatore, e su questa ci concentreremo.

Il venditore, dal canto suo, potrà poi rivalersi sul corriere per i danni causati durante il trasporto. Ma questo è un problema suo, non dell’acquirente. Chi compra non deve farsi coinvolgere nel rimpallo di responsabilità tra venditore e spedizioniere, un gioco al quale purtroppo molti venditori tentano di giocare per guadagnare tempo o scoraggiare il reclamo.

Il momento della consegna: accettare con riserva

Il primo passaggio critico avviene in un momento in cui la maggior parte delle persone non ci pensa nemmeno: la consegna del pacco. Eppure, quello che si fa o non si fa nei pochi secondi in cui si firma la ricevuta del corriere può condizionare pesantemente l’esito di un eventuale reclamo successivo.

Se l’imballaggio esterno presenta segni evidenti di danneggiamento, come schiacciature, buchi, segni di umidità o nastro adesivo riapplicato, la cosa migliore da fare è accettare il pacco con riserva. In pratica, si firma la ricevuta di consegna aggiungendo la dicitura “accettato con riserva di verifica del contenuto” e descrivendo brevemente il tipo di anomalia riscontrata sull’imballo, ad esempio “scatola schiacciata sul lato sinistro” oppure “imballo con segni di umidità”. Questa annotazione scritta sulla bolla o sul dispositivo elettronico del corriere preserva il diritto di contestare eventuali danni al contenuto anche dopo aver aperto la confezione.

Non tutti i corrieri accettano di buon grado la firma con riserva. Alcuni cercano di dissuadere il destinatario, altri sostengono che il sistema elettronico non lo consenta. In questi casi è importante insistere con fermezza, perché si tratta di un diritto del destinatario che non può essere negato. Se proprio il corriere rifiuta di annotare la riserva, l’alternativa è rifiutare la consegna e contattare direttamente il venditore per segnalare l’accaduto.

Quando invece l’imballo appare integro, non c’è motivo di sospettare problemi e si accetta normalmente. In quest’ultimo caso, se al momento dell’apertura si scopre che il contenuto è danneggiato, si parla di danno occulto, cioè non riconoscibile al momento della consegna. La legge prevede un termine di otto giorni dal ricevimento per denunciare questo tipo di danno al corriere, mentre nei confronti del venditore il consumatore dispone di due mesi dalla scoperta del difetto per attivare la garanzia legale. È fondamentale non perdere tempo: più si è tempestivi, più sarà facile dimostrare che il danno esisteva già al momento della consegna.

Documentare il danno in modo efficace

Prima di contattare chiunque, la priorità assoluta è raccogliere le prove del danno. Sembra un consiglio ovvio, eppure un numero sorprendente di persone si precipita a telefonare al servizio clienti senza aver prima fotografato nulla, per poi trovarsi in difficoltà quando il venditore chiede evidenza di quanto accaduto.

La documentazione fotografica deve essere completa e sistematica. Si inizia fotografando l’imballo esterno prima di aprirlo, soprattutto se presenta segni di danneggiamento. Poi si fotografa l’interno della confezione, mostrando come era posizionato il prodotto e lo stato dei materiali protettivi. Infine, si fotografano nel dettaglio tutti i danni riscontrati sul prodotto stesso, da diverse angolazioni e con una buona illuminazione. Chi ha la possibilità di fare un video durante l’apertura del pacco ha in mano una prova ancora più solida, perché il video mostra in modo inequivocabile la sequenza temporale: pacco chiuso, apertura, scoperta del danno. Questo tipo di documentazione risulta particolarmente utile quando il danno è occulto e il pacco è stato accettato senza riserva.

Oltre alle foto, è importante conservare tutto ciò che riguarda l’acquisto: la conferma d’ordine, la ricevuta di pagamento, la fattura o lo scontrino, le email di comunicazione con il venditore e la bolla di consegna del corriere. Ogni documento contribuisce a costruire un quadro completo della vicenda e può rivelarsi decisivo in caso di controversia. Chi ha pagato con carta di credito o PayPal dispone di un ulteriore strumento di tutela, perché entrambi i sistemi prevedono procedure di contestazione che possono portare allo storno del pagamento se il venditore non collabora.

Come contattare il venditore e presentare il reclamo

Una volta raccolte tutte le prove, il passo successivo è contattare il venditore. Anche se la tentazione di alzare il telefono è forte, il consiglio è di privilegiare sempre la comunicazione scritta, perché una telefonata non lascia traccia e in caso di contestazione diventa parola contro parola. La maggior parte delle piattaforme di e-commerce mette a disposizione un sistema di messaggistica interno o un modulo di assistenza clienti: utilizzarli è il primo passo per avere una traccia della segnalazione.

Nella comunicazione iniziale è importante essere chiari e concisi. Si descrive il problema riscontrato, si indica il numero d’ordine, si allegano le fotografie del danno e si specifica cosa si richiede: la sostituzione del prodotto oppure il rimborso dell’importo pagato. Il consumatore ha diritto a entrambe le opzioni e la scelta spetta a lui, non al venditore.

Se il venditore non risponde o non offre una soluzione soddisfacente entro un tempo ragionevole, è il momento di formalizzare il reclamo. Il reclamo formale va inviato tramite raccomandata con ricevuta di ritorno oppure tramite posta elettronica certificata, la PEC, che ha lo stesso valore legale della raccomandata. Nel reclamo si espone la situazione in modo dettagliato, si richiamano i diritti previsti dal Codice del consumo e si fissa un termine per la risposta, generalmente quindici giorni. Si allegano copie delle prove raccolte: fotografie del danno, conferma d’ordine, ricevuta di pagamento e copia della bolla di consegna.

Il tono del reclamo deve essere fermo ma civile. Non è necessario ricorrere a un linguaggio legale elaborato: basta esporre i fatti con chiarezza, indicare i propri dati e quelli del venditore, descrivere il danno, specificare la richiesta e indicare un termine entro cui si attende risposta. La raccomandata o la PEC servono a creare una prova certa dell’avvenuta comunicazione, con data e ora, un elemento che può risultare determinante se la vicenda dovesse evolversi in un contenzioso.

I diritti del consumatore secondo il Codice del consumo

Conoscere i propri diritti è la base di qualsiasi reclamo efficace. Il Codice del consumo, che è il decreto legislativo 206 del 2005, rappresenta lo strumento normativo principale a tutela dell’acquirente e contiene disposizioni molto precise sulla garanzia legale di conformità.

La garanzia legale copre qualsiasi difetto di conformità che si manifesti entro due anni dalla consegna del bene. Un prodotto che arriva danneggiato rientra a pieno titolo in questa fattispecie, perché non è conforme al contratto di vendita. Il consumatore che riceve merce danneggiata può chiedere, a propria scelta, la riparazione o la sostituzione del bene senza spese aggiuntive. Se la riparazione o la sostituzione risultano impossibili o eccessivamente onerose per il venditore, oppure se il venditore non provvede entro un termine ragionevole, il consumatore ha diritto alla riduzione del prezzo o alla risoluzione del contratto con il rimborso integrale di quanto pagato.

Un aspetto fondamentale da tenere presente è che il consumatore non deve dimostrare la causa del danno. Nei primi dodici mesi dalla consegna, qualsiasi difetto si presume esistente già al momento della vendita, e spetta al venditore provare il contrario. Questo principio, noto come inversione dell’onere della prova, è una tutela fortissima che molti consumatori non conoscono e che ribalta completamente la dinamica della contestazione. Il venditore non può semplicemente rispondere “non è colpa nostra”: deve dimostrarlo.

È bene sapere anche che la garanzia legale è irrinunciabile. Qualsiasi clausola contrattuale che tenti di limitarla o escluderla è nulla di diritto. Se un venditore sostiene che la sua garanzia copre solo sei mesi, o che i danni da trasporto sono esclusi, sta citando condizioni che non hanno alcun valore legale e che il consumatore può serenamente ignorare.

Cosa fare se il venditore non collabora

Nella maggior parte dei casi, un reclamo ben fatto e tempestivo porta a una soluzione rapida. I venditori professionali, soprattutto quelli che operano su piattaforme note, sanno che una controversia irrisolta può costare molto di più di una sostituzione o di un rimborso, sia in termini economici che di reputazione. Tuttavia, esistono situazioni in cui il venditore fa orecchie da mercante, risponde in modo evasivo o nega ogni responsabilità. In questi casi è necessario alzare il tiro.

Il primo strumento a disposizione è la segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’AGCM, che vigila sulle pratiche commerciali scorrette. Una segnalazione all’AGCM non garantisce la risoluzione del singolo caso, ma può portare a sanzioni per il venditore e contribuisce a proteggere altri consumatori dalla stessa situazione.

Le associazioni dei consumatori rappresentano un secondo canale molto efficace. Organizzazioni come Altroconsumo, Federconsumatori, Adiconsum, Codacons e Assoutenti offrono servizi di assistenza e conciliazione che possono sbloccare situazioni apparentemente senza via d’uscita. La conciliazione è una procedura extragiudiziale in cui un mediatore imparziale facilita il raggiungimento di un accordo tra le parti, evitando il ricorso al tribunale con i relativi costi e tempi.

Chi ha acquistato online da un venditore con sede nell’Unione Europea può utilizzare la piattaforma ODR, acronimo di Online Dispute Resolution, istituita dalla Commissione Europea proprio per risolvere le controversie legate al commercio elettronico. È uno strumento gratuito, accessibile dal sito della Commissione, che mette in contatto acquirente e venditore con un organismo di risoluzione delle controversie.

Per gli acquisti effettuati con carta di credito o PayPal, la procedura di contestazione del pagamento, comunemente chiamata chargeback, rappresenta spesso la via più rapida per ottenere il rimborso. Si contatta il proprio istituto di pagamento, si spiega la situazione e si forniscono le prove del danno. L’istituto avvia un’indagine e, se la contestazione risulta fondata, storna l’importo al consumatore addebitandolo al venditore. Non è una procedura che va usata con leggerezza, ma nei casi in cui il venditore si rende irreperibile o rifiuta ogni collaborazione diventa uno strumento prezioso.

Come ultima risorsa resta sempre la possibilità di agire in giudizio. Per importi inferiori a cinquemila euro si può ricorrere al Giudice di Pace, una procedura relativamente semplice e con costi contenuti, che nella maggior parte dei casi non richiede nemmeno l’assistenza di un avvocato. Prima di arrivare a questo punto, tuttavia, vale quasi sempre la pena tentare tutte le strade precedenti.

Consigli pratici per prevenire i problemi

La prevenzione, anche in ambito di acquisti, vale più della cura. Esistono alcune abitudini che possono ridurre significativamente il rischio di trovarsi con merce danneggiata e, soprattutto, senza strumenti per far valere i propri diritti.

La prima riguarda la scelta del venditore. Acquistare da venditori affidabili, con recensioni verificate e politiche di reso chiare, riduce enormemente la probabilità di incorrere in problemi. Non è una garanzia assoluta, ma un venditore con una reputazione da proteggere sarà molto più disponibile a risolvere rapidamente una controversia rispetto a un operatore sconosciuto con sede all’estero.

Per beni di valore elevato, stipulare un’assicurazione sulla spedizione è un investimento piccolo che può evitare grattacapi enormi. Il costo si aggira intorno a pochi euro e garantisce un rimborso rapido in caso di danneggiamento durante il trasporto. Molti venditori la propongono come opzione al momento dell’acquisto, e accettarla è quasi sempre una buona idea.

Infine, il consiglio più importante di tutti: mai buttare l’imballo prima di aver verificato con attenzione che il prodotto sia integro e funzionante. Conservare la confezione originale, i materiali protettivi e la bolla di consegna per almeno qualche settimana dopo l’acquisto consente di gestire un eventuale reclamo con tutte le prove necessarie. Sembra un’ovvietà, eppure quante volte ci si ritrova a smaltire cartoni e polistirolo cinque minuti dopo l’apertura, per poi accorgersi di un difetto quando è ormai troppo tardi per dimostrare come il prodotto era stato imballato. Tenere tutto da parte per qualche giorno costa zero e vale moltissimo.

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